La decisione della giunta in seguito all'ordinanza del Tribunale di Udine del 29 giugno scorso

Welfare, il Comune
non applica il vincolo di residenza

Il primo effetto della sentenza riguarderà il fondo affitti
per il quale sono previsti contributi per circa 4,5 milioni di euro

“Lo avevamo detto già in occasione della legge finanziaria regionale che restrizioni sulla residenza per accedere ai servizi sociali sono discriminatorie, xenofobe e incostituzionali. Ora che, con recente ordinanza, il Tribunale ha dichiarato illegittima questa restrizione, confermo quanto promesso: il Comune di Udine non l’applicherà e dichiarerà accoglibili anche le domande che non rispettano il vincolo di residenza”.

Così il sindaco di Udine, Furio Honsell, presenta la decisione fatta propria dalla giunta comunale in relazione al requisito della Regione secondo cui possono accedere ai benefici dei servizi sociali i cittadini residenti in Italia da almeno 10 anni (di cui 1 in regione) anche non continuativi.

Il 29 giugno scorso, il Tribunale di Udine (Sezione Lavoro, R.L. n. 530/10) ha dichiarato illegittimo il rifiuto opposto dal Comune di Latisana nei confronti di un richiedente non in possesso dei requisiti di anzianità di residenza previsti dalla normativa regionale per l’accesso al beneficio di cui all’art. 8 bis della legge regionale 7 luglio 2006 n. 11. Questo perché, secondo la sentenza, la norma regionale applica un criterio di anzianità di residenza che risulta indirettamente discriminatorio per i cittadini comunitari. “Avevamo già denunciato che i vincoli di residenza violano varie norme costituzionali e comunitarie – prosegue Honsell –. La sentenza relativa al caso di Latisana non fa altro che confermare la nostra tesi”. È su queste basi, quindi, che palazzo D’Aronco ha deciso di non applicare l’emendamento sul vincolo di residenza per le domande relative all’accesso ai contributi regionali sul welfare (fondo affitti, bonus bebè e Carta Famiglia).

“Quando una norma è dichiarata illegittima – spiega l’assessore comunale ai Servizi Sociali, Antonio Corrias – anche tutti gli organi amministrativi, come i Comuni, hanno l’obbligo di disapplicarla”.

Il primo effetto della sentenza, dunque, riguarderà il fondo affitti, per il quale il Comune di Udine ha completato la raccolta delle domande da trasmettere entro il 31 luglio alla Regione per la quantificazione del fabbisogno economico. Complessivamente sono 1.674 le domande ammesse a contributo. Di queste, 1.142 rispettano i requisiti dei 10 anni di residenza (e quindi ammesse a contributo) e 532 quelle che, forte della sentenza del Tribunale, il Comune invierà comunque alla Regione dichiarandole ammissibili. Per far fronte alle richieste di accesso a questo beneficio da parte dei cittadini, quindi, l’amministrazione comunale ha stabilito che sarà necessario un importo di 4.473.925 euro (cioè 3.043.115 euro per le domande che rispettano i requisiti regionali e 1.430.810 euro per quelle ritenute ammissibili dal Comune).

“Come abbiamo fatto negli ultimi due anni – prosegue il primo cittadino –, a questo importo il Comune di Udine integrerà il finanziamento regionale con uno proprio stanziamento di circa 450 mila euro, che rappresenta il 10% dell’intera somma richiesta. Un ulteriore sforzo in più che questa amministrazione ha deciso di mettere in campo per sostenere le fasce più deboli della popolazione in un particolare momento di crisi economica come questo”.

Stesso discorso, quindi, vale anche per il bonus bebè e per la Carta Famiglia in base alle relative scadenze di ciascun beneficio.