Lo scorso 15 luglio in un’anteprima
dedicata a stampa e autorità

Svelati spazi e tesori
di casa Cavazzini

Alla presentazione del nuovo contenitore culturale a fianco di Honsell e Malisani anche
gli ex sindaci Mussato, Barazza e Cecotti e il presidente della Provincia Fontanini

“Restituiamo alla città un complesso architettonico e culturale straordinario, ma anche un nuovo punto di partenza per turisti che vorranno scoprire Udine”. Con queste parole il sindaco del capoluogo friulano Furio Honsell ha salutato la presentazione in anteprima di casa Cavazzini, futura sede della Galleria d’Arte Moderna.

Davanti a un nutrito parterre di autorità, giornalisti e rappresentanti del mondo imprenditoriale e culturale friulano, il primo cittadino ha aperto per la prima volta le porte dello storico complesso cinquecentesco insieme con l’assessore alla Gestione Urbana Gianna Malisani, il presidente della Provincia di Udine Pietro Fontanini e diversi componenti della giunta e del consiglio comunale. A fianco di Honsell anche i tre precedenti sindaci che nel corso degli anni hanno affrontato l’intervento di recupero di casa Cavazzini: Claudio Mussato, Enzo Barazza e Sergio Cecotti. “Il fatto che il progetto sia stato seguito da quattro sindaci – ha proseguito Honsell – dà la dimensione di quale complessità abbia avuto il recupero di quest’opera. Tutti i restauri sono sempre complessi, ma qui sono stati scoperti una quantità di resti appartenenti a numerose epoche storiche”.

 I lavori di restauro del complesso cinquecentesco che si affaccia su via Savorgnana e via Cavour, di fronte alla sede municipale nel pieno centro storico, erano iniziati nel 2004 secondo il progetto dell’architetto di fama internazionale Gae Aulenti (suo, ad esempio, è il progetto per il Musée d’Orsay di Parigi). “All’epoca, valutando le possibili destinazioni d’uso del complesso – ha raccontato Mussato – ci siamo resi conto che al centro storico mancava un contenitore culturale in grado di attirare visitatori. Ora la soddisfazione di vedere quest’opera completata è enorme”. Una soddisfazione espressa anche da Cecotti secondo cui “di fronte a interventi così complessi, che possono durare diversi anni, è fondamentale che le amministrazioni sappiano dare continuità alle opere iniziate dai predecessori”.

 La nuova casa Colombatti-Cavazzini si svilupperà su 3.500 metri quadri suddivisi su tre piani collegati tra loro da due ascensori e altrettanti scaloni, uno costruito appositamente e uno Ottocentesco. I lavori di ristrutturazione hanno regalato nel tempo notevoli sorprese dal punto di vista archeologico e artistico. Le indagini avviate nel 2004 e realizzate a più riprese sotto la direzione della Soprintendenza hanno evidenziato infatti due aree che il Comune ha voluto valorizzare lasciando a vista una bellissima vasca-cisterna “alla veneziana” del XVI secolo e un consistente deposito di vasellame protostorico databile alla prima età del ferro (seconda metà dell’VIII sec a.C.), che costituisce il ritrovamento più antico documentato nel sito di casa Cavazzini.

Sull’area interessata, già nel XV secolo, insistevano tre distinte proprietà legate a famiglie di spicco della nobiltà udinese, gli Spilimbergo, i Savorgnan della Bandiera e i Colombatti. Nel corso del Cinque-Seicento l’intera zona fu ridefinita attraverso la creazione di nuovi lotti abitativi collegati tra loro da androni e cortili, talvolta destinati ad ospitare dei pozzi isolati e cisterne inserite in un articolato sistema di canalette per l’approvvigionamento idrico. Ed è proprio una di queste cisterne, utilizzate fino al XIX secolo e arrivate ai giorni nostri in perfetto stato di conservazione, ad essere state mantenute a vista nell’ala nord-est del palazzo.

 Ma oltre agli splendidi affreschi di Afro Basaldella in corso di restauro nell’appartamento Cavazzini, i lavori di palazzo Savorgnan della Bandiera hanno permesso di riportare alla luce, nel primo piano dell’edificio, anche degli straordinari affreschi assegnabili alla seconda metà del Trecento, testimonianze pittoriche di soggetto profano e di rilevante importanza per lo studio della pittura gotica in area friulana. In una delle due sale dove sono stati ritrovati gli affreschi si sono conservate cospicue tracce di una decorazione raffigurante un ricco tendaggio retto da giovinette e giovani a mezza figura secondo schemi ispirati all’iconografia di composizioni sacre. A giudicare dalla decorazione l’ambiente fu forse adibito ad alcova: i giovani infatti sorreggono il prezioso tendaggio come a proteggere l’intimità della stanza. Un po’ più tarda, invece, dovrebbe essere la singolare decorazione della sala adiacente, con le pareti occupate interamente da comparti geometrici e da formelle quadrangolari a finto marmo con figure mostruose e fantastiche derivate dalle tradizioni del bestiario medioevale.

 “Com’è abitudine in tutti i casi in cui sta per aprire un nuovo museo – spiega Gianna Malisani –, anche per casa Cavazzini abbiamo deciso di offrire una visita-anteprima dei locali prima degli allestimenti e del posizionamento delle opere. Già da qualche mese, da quando sono state tolte le impalcature esterne – continua l’assessore – è possibile ammirare lo splendore degli edifici che conservano le decorazioni di Afro Basaldella e i ritrovamenti di importantissimi reperti archeologici e affreschi trecenteschi. Il Comune, proprio per condividere questo momento con i cittadini, ha organizzato delle visite guidate in programma venerdì 16 e sabato 17 luglio. Casa Cavazzini aprirà così le porte a 160 fortunati partecipanti alla presentazione in anteprima della futura sede della Galleria d’Arte Moderna. Un’iniziativa che ha riscosso un notevole successo se si considera che sono già stati letteralmente bruciati i posti a disposizione per le visite, tanto da costringere palazzo D’Aronco a pensare di ripetere l’iniziativa raccogliendo nuove adesioni sempre al PuntoInforma (tel. 0432 414717). Casa Cavazzini e il vicino palazzo Morpurgo, dunque, costituiranno così un nuovo importante polo culturale a disposizione della città, in pieno centro storico e a due passi dagli altri musei cittadini, sempre più in rete tra loro per un’offerta artistica ampia e diversificata.



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