Il Comune ha inviato la proposta a Provincia e Regione

Scuole, nascono
gli istituti comprensivi

Le scuole materne, elementari e medie aggregate in 5 gruppi

Saranno cinque gli istituti comprensivi che raggrupperanno le scuole materne, elementari e medie della città. Lo prevede la proposta del Comune, approvata in una seduta straordinaria dalla Giunta comunale e inviata alla Provincia e alla Regione, sulla base della normativa in vigore, che trasforma le direzioni didattiche e stabilisce che gli istituti comprensivi per essere autonomi devono avere almeno mille alunni. La proposta del Comune di Udine, realizzata dopo diversi incontri con i dirigenti scolastici, prevede di suddividere le scuole tenendo conto della distribuzione dei flussi delle iscrizioni negli ultimi anni, della dotazione strutturale dei diversi edifici, della distribuzione dei servizi integrativi e punta a realizzare una distribuzione equilibrata delle scuole in città.

Il cambiamento interesserà, secondo i dati dello scorso anno scolastico, complessivamente 6.818 alunni, di cui 1.261 delle scuole materne, 3.359 delle elementari e 2.198 delle medie, distribuiti in 46 scuole (18 materne, 21 elementari e 7 medie). “L’importanza degli istituti comprensivi – spiega il sindaco Furio Honsell – è la continuità didattica, dalle materne alle medie, un principio molto importante che si cerca di realizzare nel sistema educativo italiano da decenni. Udine da tempo rifletteva su questo, anche sulla spinta di numerosi dirigenti scolastici”.

Questa è la proposta del Comune. Nel dettaglio, il primo istituto comprensivo sarà formato complessivamente da 11 scuole per un totale di 1.616 alunni, di cui 293 delle quattro scuole dell’infanzia (Centazzo, Benedetti, Taverna e Gabelli), 878 delle cinque primarie (Fruch, Rodari, Carducci, Divisione Alpina Julia e Mazzini) e 445 delle due secondarie di primo grado (Tiepolo e Marconi). Il secondo sarà formato complessivamente da 10 scuole per un totale di 1.214 alunni, di cui 294 delle quattro scuole dell’infanzia (Maria Forte, Sorelle Agazzi, Pick e Sacro Cuore), 496 delle quattro primarie (Friz, Girardini, Zorutti e Garzoni) e 424 delle due secondarie di primo grado (Bellavitis e Valussi). Il terzo sarà formato complessivamente da 8 scuole per un totale di 1.300 alunni, di cui 276 delle tre scuole dell’infanzia (Cossettini, Marco Volpe e Pecile), 678 delle quattro primarie (De Amicis, D’Orlandi, IV Novembre e Dante Alighieri) e 346 della secondaria di primo grado Manzoni.

Il quarto istituto comprensivo sarà formato complessivamente da 9 scuole per un totale di 1.273 alunni, di cui 162 delle quattro scuole dell’infanzia (Cas, Via Pellis, Laipacco e Via Baldasseria), 781 delle quattro primarie (Alberti, cardini, Pellico e Negri) e 330 della secondaria di primo grado di Via Pradamano. Infine il quinto sarà formato complessivamente da 8 scuole per un totale di 1.415 alunni, di cui 236 delle tre scuole dell’infanzia (Via D’Artegna, I Maggio e Zambelli), 526 delle quattro primarie (Di Toppo Wassermann, Pascoli, San Domenico e Nievo) e 653 della secondaria di primo grado di Via Divisione Jiulia.

L’aggregazione delle scuole è stata realizzata tenendo conto della popolazione studentesca e della distribuzione territoriale, consapevoli, come sottolinea il sindaco, “che il sistema scolastico pubblico è affidabile: le scuole di quartiere sono di eccellenza e raccomandate alle famiglie anche per evitare problemi di mobilità. Ma l’aspetto qualificante della proposta – continua il sindaco – è soprattutto la scelta dell’istituto comprensivo, che punta a favorire la continuità didattica fra i diversi gradi delle scuole e che va nella direzione di favorire il percorso formativo degli alunni, ma anche di semplificare la vita dei genitori”.

L’auspicio dell’amministrazione comunale è comunque che la riforma Tremonti non continui a scaricare tagli sulle scuole. “Lo strumento dell’istituto comprensivo non va utilizzato come un espediente per ridurre i posti di dirigente”, dice Honsell, mentre l’assessore all’Istruzione, Kristian Franzil, evidenzia il rischio di affrettare troppo i tempi. “La nostra proposta accoglie il decreto Tremonti solo a patto che Regione e Ministero garantiscano la possibilità di un percorso amministrativo e le risorse necessarie per arrivare a partire subito. Quello che noi proproniamo permette questo percorso, ma non vorremmo che i ministri Gelmini e Tremonti mettano in difficoltà le scuole e quindi siamo disponibili a partire anche fra un anno, come avevamo immaginato fin dall’inizio”.