Mercoledì 11 dicembre alle 18
nella sala Corgnali della biblioteca

Renato Damiani presenta “Il verso
alla storia tra rime & cantilene”

Il ciclo di appuntamenti “Dialoghi in Biblioteca”
propone il volume pubblicato quest’anno da Kappa Vu

Proseguono gli appuntamenti della rassegna “Dialoghi in Biblioteca”, organizzata dalla biblioteca civica e dall’assessorato alla Cultura. Mercoledì 11 dicembre alle 18 la sala Corgnali della biblioteca, in Riva Bartolini, ospiterà la presentazione del libro di Renato DamianiIl verso alla storia tra rime & cantilene: il Medioevo e oltre”, edito quest’anno da Kappa Vu. Dialogheranno con l’autore Angelo Floramo e Mario Turello.

Dopo aver insegnato per molti anni nella scuola media e nella scuola superiore, Renato Damiani si interessa ora principalmente di tematiche europee, nella sua veste di vicepresidente della Casa per l’Europa di Gemona. Tuttavia ogni tanto si concede qualche “error”, che in latino significa anche divagazione o allontanamento dalla via principale. Ed è appunto da queste divagazioni che è nato “Il verso alla storia” la cui prima parte è stata pubblicata nel 2001 da La Nuova Base Editrice. L’interesse di Damiani parte da quella che fu la sua materia di insegnamento, la storia, per concentrarsi su alcuni fra i più noti personaggi del passato, alcuni reali, altri frutto dell’immaginario popolare. Del resto «per essere famosi – egli sostiene – non è necessario essere esistiti». Da essi Damiani ricava lo spunto per riflettere, con il disincanto degli anni, sulla contraddittoria condizione umana e sui vizi e le virtù che da sempre rendono l’uomo ora eroico, ora meschino.

Scrive Angelo Floramo nella prefazione: “L’età di Mezzo, con le sue luci e le sue ombre, i suoi miti e i suoi eroi, i gagliardi paladini, i cigliuti filosofi, le più che voluttuose regine, i santi, i papi e gli imperatori, variegata e multiforme turba di uomini di Dio e di peccatori, viene attraversata con estro e leggerezza per sconfinare nell’evo Moderno, fino addirittura a lambire la prima metà del 1600. Qui si ferma il dirompente estro creativo dell’autore”.