Palazzo D’Aronco organizza un convegno il 20 novembre in sala Ajace

Piano casa,
parte da Udine la difesa dell’autonomia dei Comuni

Il codice dell’edilizia regionale esclude la possibilità
per gli enti locali di adattare la norma al proprio territorio.
Nel capoluogo friulano rischiano di ritornare gli “ecomostri”

Con l’approvazione del testo del “Codice regionale dell’edilizia”, diventa legge il Piano Casa del Friuli. Le possibilità di ampliamento previste (una su tutte, quella che prevede l’ampliamento fino al 35%, in deroga ai regolamenti e ai piani comunali) coinvolgeranno in modo uniforme tutta la regione. A differenza che nelle altre leggi regionali, infatti, non è previsto per le amministrazioni comunali il potere di adattare l’applicazione delle misure al proprio territorio. Una norma, quindi, che depotenzia i Comuni e contrasta con il principio di sussidiarietà e collaborazione tra amministrazioni.

Udine non ci sta e per difendere l’autonomia dei Comuni, Palazzo D’Aronco promuove e organizza un convegno venerdì 20 novembre alle 17.30 in sala Ajace a Udine. Dopo l’introduzione dei lavori dell’assessore alla Pianificazione territoriale, Mariagrazia Santoro, interverranno un Consigliere di Stato e l’ordinario di urbanistica dell’Università di Trieste Paola Di Biagi. Al termine dell’incontro il sindaco del Comune di Udine Furio Honsell inviterà gli amministratori locali a firmare una lettera per chiedere al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, di difendere l’autonomia dei Comuni nelle scelte di pianificazione urbanistica e di impugnare di incostituzionalità la legge regionale. “È una norma anarchica – sottolinea il sindaco Honsell – tutta a danno dei cittadini e della qualità delle loro abitazioni e che porterà alla svalutazione delle abitazioni, soffocate dagli edifici innalzati in maniera indiscriminata. È importante che tutti gli amministratori locali contrastino questa decisione”.

Per quanto riguarda Udine, ad esempio, la norma può vanificare tutto il lavoro che ha portato all’approvazione i consiglio comunale della cosiddetta “variante delle altezze” con cui la giunta Honsell ha voluto dire basta agli “ecomostri”, dando voce ai cittadini che chiedevano una limitazione della possibilità di costruire in altezza oltre un certo limite nelle zone residenziali caratterizzate da edifici bassi. “Questo rappresenta uno schiaffo ai cittadini ai quali sta a cuore la vivibilità dei propri quartieri” sottolinea l’assessore Santoro, che contesta anche il limite di cinque anni fissato per realizzare gli ampliamenti: “Se da un lato il termine è troppo lungo per essere di semplice contrasto alla crisi – dice -, dall’altro è troppo breve perché mette in seria difficoltà la possibilità delle amministrazioni comunali di pianificare, visto che con un arco temporale così limitato è praticamente impossibile programmare la dotazione di nuovi servizi pubblici, come scuole, parchi pubblici o parcheggi. Ci troviamo – conclude Santoro – con delle città che potrebbero ingrandirsi del 35%, ma non si sa né dove, né quando. Questo dimostra come non sia possibile parlare semplicemente di edilizia ma sia necessario soppesare quanto le misure possono trasformare il volto delle nostre città”.