La firma mercoledì 4 aprile
a palazzo D’Aronco

Nuovo protocollo
per i senza fissa dimora

Dal dicembre 2009 incontrate oltre 180 persone mentre da gennaio 2011
i percorsi individuali di accompagnamento hanno riguardato 36 persone

Uomini e donne senza fissa dimora e in condizioni di particolare fragilità, spesso invisibili ai servizi pubblici o che trovano ostacoli per accedervi. Persone che vivono senza un tetto sopra la testa, donne straniere vittime di tratta e sfruttamento sessuale, adulti in situazione di disagio o con problemi legati all’alcool. Proprio per aiutare queste persone a costruire, nel rispetto della loro volontà, un percorso personalizzato di accompagnamento educativo, è stato firmato mercoledì 4 aprile nel Salone del Popolo del Comune di Udine il nuovo Protocollo d’intesa per la presa in carico integrata delle persone senza dimora e/o in situazione di grave marginalità.

Promosso dal Comune di Udine, in qualità di Ente gestore del Servizio Sociale dei Comuni dell’Ambito distrettuale dell’udinese, il protocollo è stato sottoscritto dal sindaco di Udine e dal presidente dell’assemblea dei sindaci dell’Ambito, dai responsabili di enti istituzionali, quali l’Azienda per i servizi sanitari “Medio Friuli” e l’Ufficio esecuzione penale esterna del Ministero della Giustizia, e dei soggetti del terzo settore, quali le associazioni Centro Caritas dell’Arcidiocesi di Udine, Nuovi Cittadini, Vicini di Casa, Centro Solidarietà Giovani G. Micesio, Opera Diocesana Betania e Fondazione Casa dell’Immacolata.

“Con questo atto – spiega il sindaco di Udine, Furio Honsell – si conferma la collaborazione già formalizzata con il primo protocollo d’intesa firmato nel giugno 2009. In seguito alla recessione economica – continua – anche in una città come Udine, infatti, il fenomeno delle persone in difficoltà va seguito con sempre maggior attenzione. Per tutte le istituzioni e le associazioni coinvolte, dunque, questo progetto rappresenta un importante strumento per affinare le proprie metodologie di lavoro e le relazioni reciproche, al servizio delle esigenze concrete delle persone appartenenti a fasce svantaggiate delle popolazione”.

Grazie all’apporto e al raccordo di competenze ed esperienze diversificate, infatti, il protocollo d’intesa ha la finalità di promuovere e realizzare percorsi di aiuto, sostegno e accompagnamento sociale delle persone senza dimora e che si trovino in condizioni di particolare fragilità, che, spesso, rimangono invisibili ai servizi o trovano ostacoli per accedervi.

Nello scorso triennio, il progetto ha fatto da cornice a diverse iniziative che hanno contribuito a creare, nel rispetto della dignità individuale, una continuità tra il primo contatto con la persona in difficoltà, la sua presa in carico attraverso un progetto personalizzato ed il suo accompagnamento verso una possibile autonomia. “L’aggancio”, così viene chiamato il primo contatto con il senza fissa dimora, e la prima conoscenza con le persone in situazione di grave marginalità, oltre che presso i servizi, sono stati effettuati tramite il progetto “Equipe di contatto”, gestito in convenzione con il Centro Caritas di Udine.

“Oggi – dichiara Nicola Turello, sindaco di Pozzuolo e presidente dell’assemblea dei sindaci dell’Ambito – abbiamo raggiunto un risultato importante iniziato anni fa. Un risultato che dà una risposta alle situazioni di marginalità che si verificano principalmente in ambito cittadino, ma che possono avere delle ripercussioni anche nell’hinterland”.

Dal dicembre 2009, due operatori, affiancati da alcuni volontari, hanno incontrato i senza dimora, preferibilmente in fascia serale-notturna, raggiungendoli sulla strada, nei luoghi della città e della prima periferia ove stazionano, per fornire loro generi di conforto e di prima necessità, ma anche il tempo dell’ascolto, e per accompagnarli verso un percorso di inclusione sociale. Grazie al lavoro degli operatori e ai contatti con alcuni “osservatori privilegiati”, come ad esempio forze dell’ordine, pronto soccorso ospedaliero, mensa dei frati Cappuccini o parrocchie, dall’inizio del progetto sono state incontrate oltre 180 persone, per le maggior parte delle quali la scelta della strada è tutt’altro che volontaria, perché riflette l’assenza di sostegni, di reti parentali o amicali vicine. Gli interventi di accompagnamento sono attualmente realizzati tramite convenzioni con le associazioni onlus Centro Caritas di Udine e Nuovi Cittadini, con l’Opera Diocesana Betania e con la Fondazione Casa dell’Immacolata di don Emilio de Roja.

Dal gennaio 2011, i percorsi individuali di accompagnamento hanno riguardato 36 persone. Gli incontri di rete, spesso ripetuti anche per il medesimo beneficiario, rendono concreta la nuova modalità di presa in carico integrata, che prevede l’accurata valutazione delle esigenze della persona condivisa con servizi istituzionali ed associativi che conoscono il caso, l’incontro con la persona stessa e la costruzione di un percorso personalizzato, nonché la previsione di periodiche verifiche sulla sua realizzazione.

“Si tratta di un metodo sperimentale e innovativo – conclude l’assessore ai Servizi Sociali del Comune di Udine, Antonio Corrias – che ha lo scopo di adattare il funzionamento dei servizi ai bisogni delle persone senza dimora e la sottoscrizione del nuovo protocollo avvenuta oggi è la concreta conferma della convinzione sulla rilevanza del metodo adottato nell’interesse delle persone fragili, nonché della disponibilità degli operatori a renderlo patrimonio operativo comune, nel conteso di un’esperienza pressoché unica a livello regionale”.

In base agli accordi presi nel protocollo, che ha durata biennale, infine, viene istituito anche un tavolo di regia, composto dai referenti dei sottoscrittori, in modo tale da assicurare la programmazione, la progettazione e il monitoraggio degli interventi, nonché individuare gli strumenti operativi più idonei. I comuni che fanno parte dell’ambito socio sanitario, lo ricordiamo, sono, oltre a Udine, Campoformido, Martignacco, Pagnacco, Pasian di Prato, Pavia di Udine, Pozzuolo del Friuli, Pradamano e Tavagnacco.