Domenica 29 maggio alle 17
al Museo Etnografico del Friuli

Museo Attivo presenta
gli strumenti musicali della tradizione friulana

Penultimo percorso, tra conferenze e sale espositive, del ciclo
organizzato da Furclap, Comitato partenti ospiti Iga e Museo Etnografico

Ottavo e penultimo percorso di Museo Attivo, domenica 29 maggio alle 17, l’iniziativa organizzata dall’associazione culturale Furclap e dal Comitato Parenti Ospiti IGA in collaborazione con il “Museo Etnografico del Friuli” del Comune di Udine.

L’appuntamento a palazzo Giacomelli (via Grazzano), che prevede la presenza di importanti personaggi friulani del mondo della cultura e dello spettacolo, sarà dedicato stavolta agli strumenti musicali, ai quali Palazzo Giacomelli offre un significativo spazio. Alla tradizionale introduzione di Magda Minotti e Giovanni Floreani seguiranno gli interventi di Paolo Zerbinatti, esperto liutaio, di Paolo Maurensig, noto scrittore e, un tempo appassionato costruttore di flauti e, per concludere, di Andrea Del Favero, musicista, fondatore dello storico gruppo La Sedon Salvadie oltre che direttore artistico di Folkest.          

Con questo particolare percorso gli organizzatori desiderano porre l’attenzione sia sugli aspetti musicali che hanno influenzato la musica popolare friulana, sia su quelli relativi alla costruzione e alla manutenzione dello strumento musicale.

Per informazioni è possibile contattare direttamente il Museo telefonando al numero 0432.271920.

Impresa ardua azzardare una vera e propria definizione della musica popolare in Friuli: è’ infatti abbastanza condivisa l’ipotesi che, escluse alcune particolari zone (quale ad esempio la Val Resia), non vi siano particolarità legate a specifici strumenti musicali o esplicite arie melodiche. Questo è presumibilmente dovuto al fatto che la nostra regione è sempre stata area di passaggio ed ha, quindi, assimilato molteplici influenze che, se da una parte hanno arricchito il panorama musicale, dall’altra  hanno impedito l’affermarsi di un particolare schema melodico che si potesse configurare come esclusivamente friulano. Forse l’unico esempio di costruzione melodica autoctona può essere ritrovato nella “ Furlana” che, tuttavia, ha avuto più successo e visibilità in Italia e in Europa piuttosto che nella nostra regione.

Analogo discorso può essere fatto per gli strumenti musicali; è noto che i piccoli gruppi popolari (generalmente composti da tre musicisti) suonavano il Liron (contrabbasso o bassetto), la chitarra (o il violino) , il clarinetto e , più tardi, la fisarmonica. In precedenza, almeno fino alla fine del ‘700, si suonava anche la “Pive” e cioè la cornamusa che , tuttavia, poteva anche essere un semplice piffero (sivilot).

Quasi certamente le melodie più interessanti, sia dal punto di vista dell’esecuzione, sia per quel che riguarda la ritmica, la costruzione melodica e anche la schiettezza dei testi, appartengono a epoche anteriori al 1900.

Per quanto i grandi autori di fine ’800 e dei primi ’900 abbiano regalato alla storia musicale friulana grandi opere (una per tutte Stelutis Alpinis) è convinzione personale degli organizzatori di questo percorso che la “vera musica popolare” friulana sia stata definitivamente compromessa dall’avvento di un eccesso di “romanticismo” che trova riscontro nei brani d’autore relativamente recenti e , soprattutto, dalla sostituzione del cosiddetto “Canto Spontaneo” con quello più articolato e imbellettato dei gruppi corali.