Via libera dalla giunta a un protocollo d’intesa

Mense scolastiche,
accordo Udine-Tavagnacco

I due Comuni applicheranno reciprocamente
condizioni tariffarie uguali per residenti e non residenti

Prossimamente i cittadini del Comune di Udine potranno iscrivere i propri figli nelle scuole di Tavagnacco alle stesse condizioni tariffarie dei residenti e viceversa. È questo il risultato del protocollo d’intesa tra i due Comuni approvato dalla giunta comunale del capoluogo friulano.Le due amministrazioni comunali hanno trovato un accordo per dar corso a una politica territoriale di reciprocità nell’applicazione delle tariffe dei servizi scolastici, a partire dalla ristorazione scolastica. Attualmente, infatti, i due comuni applicano tariffe diverse per residenti e non residenti, con rette più alte per le famiglie che non risiedono all’interno di ciascun territorio comunale. A Udine, ad esempio, le quote fisse annuali per le mense delle scuole dell’infanzia spaziano da 44,50 a 53 euro per i residenti e da 70,50 a 86 euro per i non residenti.

“È il primo passo – sottolinea il sindaco di Udine Furio Honsell – di un progetto che punta ad allargarsi anche agli altri Comuni dell’area per garantire maggiore equità alle famiglie che vivono all’interno del sistema urbano udinese. Al di là di particolari esigenze familiari che possono indurre le famiglie a optare per scuole di altri comuni – prosegue il primo cittadino –, l’invito è di scegliere il più possibile le scuole di quartiere anche in un’ottica di sostenibilità ambientale”. Per quanto riguarda Udine e Tavagnacco, sono complessivamente 119 le famiglie che potranno beneficiare dei risultati di questa intesa. Sono infatti 61 i bambini residenti a Udine che fruiscono della mensa scolastica nel comune vicino, mentre 58 sono i “piccoli” residenti a Tavagnacco che frequentano la scuola nel capoluogo friulano.

“Sempre più spesso – spiega l’assessore all’Istruzione Kristian Franzil – la scelta di iscrivere il proprio figlio in una scuola che non si trovi nel proprio comune di residenza è dettato da motivi di lavoro. In un periodo di crisi economica come quello che stiamo vivendo è giusto non penalizzare in alcun modo le famiglie”.