Dopo l’inaugurazione, venerdì 29 ottobre alle 18,
l’esposizione resterà aperta fino al 9 gennaio 2011

La Galleria Modotti
racconta “Il lungo addio”

Una carrellata di immagini storiche ripercorre le tappe
dell’emigrazione italiana in Svizzera nel dopo guerra

“Dedicato a tutti gli italiani e le italiane che sono venuti in Svizzera a lavorare e a vivere” . Così si apre “Il lungo addio – Der lange Abschied”, il volume fotografico sull’emigrazione italiana in Svizzera nel dopoguerra, sul quale è basata la nuova mostra fotografica in programma nella Galleria Tina Modotti dal 30 ottobre 2010 al 9 gennaio 2011. L’esposizione, che sarà inaugurata venerdì 29 ottobre alle 18, è curata da Dieter Bachmann, direttore dell’Istituto svizzero di Roma, in collaborazione con Dagmar Müller e Helga Leiprecht. Quella dell’immigrazione italiana in Svizzera è una storia dai risvolti molte volte dolorosi, una storia spesso a lieto fine ma che passa attraverso pagine nere che parlano di xenofobia, di leggi opprimenti, di umiliazione e rifiuto. “Non esito a usare anche la parola vergogna per le difficoltà a cui spesso gli stranieri venivano sottoposti in Svizzera”, dice Bachmann. Fra il 1950 e il 1970 furono complessivamente fra i 3 e i 4 milioni gli italiani che emigrarono verso la Svizzera: venivano dal profondo sud ma anche dal centro Italia e molti dal Veneto e dal Friuli.

La mostra documenta il loro destino, li accompagna nel viaggio che cambia loro la vita, dal luogo d’origine a quello di arrivo: dalle valigie di cartone legate con lo spago, alle interminabili attese sulle banchine delle stazioni o alla visita medica. E dopo molto lavoro finalmente l’integrazione, lenta ma inesorabile. Dai movimenti sindacali ai momenti di festa, le prime comunioni, i concorsi canori, le partite di calcio. E infine il ritorno in Italia, la casa e i mobili nuovi, il benessere. Un lungo addio prima, un lungo addio dopo: in entrambi la triste nostalgia della separazione, delle partenze.

Da 500 foto selezionate, molte delle quali giacevano negli archivi o nei cassetti delle agenzie, e dall’incontro tra fotografi svizzeri e italiani, una quarantina in tutto, il catalogo ne ha pubblicate 138: dalla prima, datata 1943, che documenta l’arrivo dei primi profughi italiani, all’ultima, del 1999, che ritrae dei profughi algerini. Un altro lungo addio, una storia che ricomincia. L’esposizione resterà aperta con ingresso gratuito fino al 9 gennaio 2011 con orario dal martedì al venerdì dalle 15 alle 18 , sabato e domenica dalle 10.30 alle 19.00 (lunedì chiuso). La mostra è organizzata dai Civici Musei e dalle Gallerie di Storia ed Arte di Udine, con il coordinamento di Silvia Bianco e la collaborazione del Circolo Fotografico Friulano, del Museo Valtellinese di storia e arte e del Servizio Museo di Sondrio.