Museo Etnografico del Friuli

Il percorso museale di palazzo Giacomelli

Percorsi tematici a rotazione e un'esposizione permanente suddivisa in aree tematiche,
dalla musica alla famiglia, dal ferro al fuoco fino all'artigianato,
al gioco e alla tessitura

Il Museo propone tre dimensioni espositive: una parte permanente, altre dove ad un tema generale si faranno corrispondere mostre a rotazione e infine spazi per approfondimenti temporanei. Al primo piano, nel “cuore” del museo, si trova un video che, oltre a fungere da presentazione del progetto-museo, vuole essere un momento di suggestione estetica.

Sempre al primo piano un altro luogo fondamentale è il salone, dove organizzare conferenze, incontri e mostre. Pensata appositamente per i bambini è invece la playroom al secondo piano, spazio raccolto dove ripensare in forma giocosa ciò che si è visto mentre una vera e propria sala didattica attigua al museo attende sperimentazioni e attività di laboratorio. Attraverso il percorso espositivo però vi sono altri angoli dove poter “toccare e sentire”, con pannelli tattili, lenti di ingrandimento, raganelle in prova…

Gli itinerari, articolati sui tre piani del Palazzo, sviluppano ampie aree tematiche, all’interno delle quali si collocano apporti monografici e approfondimenti a più livelli attraverso apparati testuali, fotografici e audiovisivi

I temi che animano tale struttura sono molteplici ma seguono alcuni grandi filoni.

Piano terra

Il primo tema è quello del vivere in famiglia e in comunità. Esso è stato prevalentemente sviluppato attorno al fogolâr nelle sue diverse accezioni e ai riti che scandiscono il ciclo dell’anno. Dal concetto di fogolâr come nucleo familiare si passa a quello dei fogolârs, come vivo simbolo di una dimensione comunitaria e identitaria che si rafforza nel processo migratorio. Ma il fogolâr è innanzitutto uno spazio concreto, attorno al quale si scandiscono le pratiche della vita quotidiana. Tempo e spazio sono cadenzati dai gesti attorno al fuoco, la cui ripetizione funge da filo conduttore. L’irrompere della festività spezza e al contempo conferisce ritmo e unità alla vita comunitaria, in uno specchio continuo tra tempo vissuto individualmente e tempo esperito collettivamente. Chiudono il piano terra aree dedicate all’illuminazione, all’esperienza orologiaia carnica e alla ceramica da cucina e da tavola. Quest’ultima sezione vuole essere il primo esempio di “Arti attorno al fuoco” e allo stesso tempo uno scorcio sulla vita materiale prima dell’avvento della produzione industriale di serie.

INTORNO AL FUOCO / Spazi, riti e simboli

1.1 (Sala 1) FOGOLAR- FOGOLARS / Dalla famiglia ai friulani nel mondo. Famiglia_Comunità_Cramars_Emigrazione > Video “Friulani nel mondo”

  2 (Sala 2) CALENDARIO / Feste e riti dell’anno. Tempi dell’anno_Lunario_Carnevale > Video “Carnevale in Friuli”

1.3 (3,4,5) ARCHITETTURA DEL FOCOLARE / Oggetti e accessori. Intorno al focolare_Illuminare_Misurare il tempo

1.4 (Sala 6) DELLE ARTI DEL FUOCO. Terra_Metalli_Vetro. La ceramica da cucina e da mensa (attuale esposizione)

(Sala 7) Area destinata alle esposizioni temporanee.

Primo piano

Al primo piano i protagonisti sono “anima e corpo” con l’avvio di un percorso sul sacro, che prevede scambi e promesse fatte al divino, il culto dei santi e delle reliquie e infine i segni del sacro nel paesaggio e negli oggetti della vita quotidiana; un approfondimento è quindi dedicato alla storia e al ruolo delle Confraternite, interessanti organizzazioni sociali della vita religiosa e quotidiana. Collegato alle questioni di spirito e corporeità è anche il settore dedicato ai modi della medicina. Prendendo come punto di riferimento il passaggio tra XVIII e XIX secolo in particolare, ci si focalizza sulle sue diverse declinazioni: medicina popolare, erboristeria e farmacopea, chirurgia…

Arricchiscono il piano due aspetti fondanti del vivere in comunità: la musica e il gioco. Nel primo caso si pone un accento particolare sul rapporto tra musica e momento rituale e legame tra canto, suono e ballo per scandire feriale e festivo; nello spazio dedicato al gioco si procede con una carrellata che comprende giochi tradizionali, animazioni e incanti della piazza con un’attenzione particolare allo spettacolo e al mondo di marionette e burattini. Facente parte di una sezione a rotazione sulla lavorazione del legno, è invece la mostra sul mobile intarsiato, accompagnata dagli strumenti del falegname. Infine uno spazio è dedicato a Borgo Grazzano e alla sua storia, nella quale si inserisce Palazzo Giacomelli.

 (Sala 1) TRADIZIONE DEL MOBILE/Forme, tecniche e decoro-

(Sala 9)  Sala “Brusconi”, arredi del palazzo

 2. Tacce del sacro / Forme e segni della devozione

2.1 (Sala 10 ) EX VOTO. Per grazia ricevuta: ex voto dipinti e oggettuali_ luoghi votivi

2.2  (S 11,12)   AGIOGRAFIA. Culto dei  Santi:

2.3  (Sala13 ) SEGNI DEL SACRO. Lo spazio_Gli oggetti_I gesti. 

2.4  (Sala 14)   CONFRATERNITE udinesi. Organizzazioni laicali e vita religiosa

3. SALUTE E MALATTIA / Medicina, erbe e magia

(Sala 15 ) Sanità e malattie nell’Ottocento_Strumenti chirurgici_Farmacie_Fitoterapia_Rimedi popolari

4.  MUSICA E GIOCHI / spazi, tempi e modi della festa

4.1 (Sala 16)   MUSICA TRADIZIONALE / Ballo, canto e frastuono. Ballo_Canto_Musica corale e da ballo_Suono e frastuono>Video

4.2  (Sala 18) DIVERTIRSI / Gioco e spettacolo. Gare e competizioni_Spettacoli di marionette e burattini_Musicisti ambulanti_Giochi tradizionali_Etnoalfabeto dei giochi.

( Sala17 ) = Proiezione video—Salone / Sala consultazione

Area dedicata a “Borgo Grazzano”. > Video “._Il Banco del Monte dei pegni di Cividale del Friuli_Cantinelle

 

Secondo piano

L’ultima parte è dedicata completamente all’abito, sia dal punto di vista delle tecniche artigianali per produrre i tessuti, sia nei suoi significati per la rappresentazione di sé nei diversi contesti. Dalla presentazione delle fibre vegetali ed animali si giunge alle loro lavorazione, che inizia con la pettinatura, passa attraverso la filatura, quindi all’ottenimento di matassa e gomitolo, la tintura, la tessitura e infine le decorazioni su tessuto. Nell’area dedicata al prodotto tessile vi sono anche esempi della lavorazione dei merletti, di manufatti in seta e in cotone, di tessile sacro. Un altro interessante aspetto è rappresentato dagli schemi dei tessitori per creare le diverse trame (libri di tacamenti), che danno l’idea del grande lavoro tecnico e culturale che si cela dietro al movimento di un telaio. Il museo conclude la sua mostra permanente con una presentazioni delle diverse funzioni estetiche, pratiche e simboliche di ogni singolo capo presente nel vestiario femminile tradizionale. È la donna il centro d’indagine privilegiato, nell’attribuire all’abito un portato simbolico particolarmente pregnante, sia nella paziente creazione del corredo e nel suo trasferimento (vero e proprio rito di passaggio), sia nel rimanere il punto focale della trasmissione della tradizione, scandita dal cambio meditato dell’abbigliamento.

5 DALLA FIBRA ALL’ABITO/ Cultura delle tecniche, cultura del vestire

(Sal21_22_23) FILATURA E TESSITURA/Materie, saperi e manufatti. Fibre_ Filatura_Tessere_Manufatti>_video “Filatura, tessitura, tintura e stampa tessile”

5.2  (Sala 24) ABBIGLIAMENTO TRADIZIONALE FRIULANO/ Forme, segni, significati ed  evoluzione del vestire

(Sala 24) IL LABORATORIO DEI GIOCHI: spazio in allestimento

I materiali del museo

Le collezioni

Il patrimonio del Museo Etnografico del Friuli, così come lo si vede oggi, è il frutto di uno stratificarsi di lasciti e donazioni molto diversificati per campi di interesse e provenienze. A  partire dalla fine dell’ottocento, provengono i primi fondi, integrati da elargizioni occasionali o specifiche. Infatti, accanto ai molti beni, è stato significativo il frutto delle  esperienze “sul campo” di ricercatori delle tradizioni popolari friulane. Le figure preminenti sono da una parte quelle di Gaetano Perusini ( 1910 – 1977 ) e Lea D’Orlandi (1894 – 1960); dall’altra dei coniugi Luigi (1911 – 1981) e Andreina Nicoloso Ciceri (1920 – 2000). Perusini e D’Orlandi si sono dedicati congiuntamente allo studio del costume popolare, attraverso la ricerca e la raccolta di testimonianze. I materiali ottenuti fanno parte della “collezione Perusini”, depositata dal Sovrano Militare Ordine di Malta presso il Museo. Si tratta di un corpus collezionistico unico per la storia dell’abbigliamento tradizionale in Friuli.  La D’Orlandi, con il suo infaticabile lavoro di raccolta “orale” intorno agli usi e costumi, confluiti in un ricco e sistematico schedario, ha proseguito la capillare indagine già di Valentino Ostermann.

La Collezione Ciceri copre invece un campo di studio molto vasto, specchio di istintiva curiosità e interessi più mirati e metodici. La raccolta è confluita nel Museo udinese, integrando significativamente filoni già presenti (musica tradizionale, forme della religiosità, tradizione del mobile…). Anche recentemente, per l’apertura del museo, diverse sono state le donazioni utili ad arricchire la sala della terapeutica e del sapere manuale.

Gli audiovisivi

Alcune delle sale del museo ospitano approfondimenti su supporti audiovisivi.

Al primo piano, un video generale introduce alle dimensioni offerte dal Museo Etnografico del Friuli. Il tempo fra passato e presente ha visto l’evolversi di tradizioni non sempre scomparse e abbandonate ma talvolta riattualizzate. Sfumature e campi aperti sul paesaggio e il territorio suggeriscono un filo conduttore dal sapore poetico sulle diverse sezioni del Museo. A cura di Paolo Comuzzi con repertori fotografici di Ulderica Da Pozzo.

Sala “Dalla famiglia ai friulani nel mondo”:

attraverso una serie di fotografie in parte dell’archivio del Museo e Ciceri e in parte concesse da privati o dall’archivio del Centro di Catalogazione della Villa Manin di Passariano, integrate da apparati curati da Elio Varutti, è proposto un viaggio visuale sulle vie dell’emigrazione friulana fra otto e novecento.

Montaggio a cura di Remigio Guadagnini per AltreForme.

In programma è una prossima collaborazione con AMMER.

Nella sezione “Calendario/Feste e riti dell’anno”:

attraverso articolato materiale a partire dagli anni settanta del novecento fino a riprese attuali, vengono presentate le varianti e le trasformazioni dei carnevali presenti sul territorio dell’arco alpino orientale (maschere e mascherai a Rodda e i Blumarji di Montefosca nelle Valli del Natisone, il mascheraio di Sammardenchia a Tarcento, i carnevali di Sauris e di Resia).

A cura di Paolo Comuzzi e di Alvaro Petricig.

Sala “Musica tradizionale”:

video che si articola nelle sezioni di musica antica (Le radici della tradizione) e di musica da ballo (Gli strumenti della musica di tradizione in Friuli). Corrispondono essenzialmente a schede sui diversi tipi di strumenti e ad esecuzioni delle più consolidate formazioni strumentali con un particolare riferimento alla tradizione carnica e resiana.

Sala dedicata a una riflessione sulla storia di Borgo Grazzano:

documentario esplicativo sulla contestualizzazione di questo borgo cittadino, fra centro e periferia, fra dimensioni del vivere urbano e artigianale che ha preso forma lungo la roggia. Materiali d’archivio, documenti, fotografie d’epoca aiutano a ripercorrere il significato di istituzioni laiche e religiose e di luoghi e strutture trasformatisi o decadute nei secoli.

Montaggio realizzato a partire da una ricerca di Alessio Persic (che ha curato l’apparato storico che consentirà mostre a rotazione nella sala), a cura di Remigio Guadagnini per AltreForme.

Area del secondo piano “Prima dell’abito il tessuto, una cultura di mestiere”:video articolato sulle fasi della filatura, tessitura, tintura e stampa tradizionale dei tessuti aiuta a comprendere saperi e gesti di una tradizione artigianale così importante nell’economia domestica di autoconsumo. Riprese e montaggio di Elena De Sabbata e Stefano Morandini.