Una nuova mostra che sarà inaugurata
martedì 26 maggio alle 18 a palazzo Giacomelli

Il museo friulano di Storia naturale
racconta la “storia del grano”

La mostra analizza la storia dei cereali dal punto di vista botanico,
di impatto sull’ambiente naturale, ma anche sulla cultura friulana

Senza titolo-1Nell’anno di Expo Milano 2015, dedicato a “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”, la nuova mostra del museo friulano di Storia Naturale, realizzata in collaborazione con il museo Etnografico, va alla scoperta dei segreti di una delle colture più importanti della storia dell’uomo. Sarà inaugurata domani, martedì 26 maggio, alle 18 a palazzo Giacomelli, “Il grano. Storia di una pianta rivoluzionaria”, nuova esposizione dedicata all’evoluzione storica dei cereali e in particolare del frumento.

Una scelta, quella del frumento, non casuale, viste le enormi implicazioni che questo cereale, insieme con l’orzo e, in misura minore, l’avena e la segale, ha avuto sulla storia dell’uomo e dunque sulla storia del paesaggio. Una coltura che circa diecimila anni fa, in Medio Oriente, ha determinato l’inizio di una civiltà che avrebbe condotto poi nel tempo allo sviluppo dell’agricoltura in tutto l’Occidente. Le profonde modificazioni del paesaggio, la nascita di villaggi e successivamente di città, l’aumento della complessità delle società umane, si devono allo sviluppo dell’agricoltura a partire proprio dal cosiddetto “pacchetto neolitico” (grano duro e/o tenero, farricello, farro e orzo). Fino a poco tempo fa il frumento era la coltura più diffusa anche nel Friuli Venezia Giulia, poi sostituita da altre, mais in testa, che oggi contraddistinguono il paesaggio agrario. Le coltivazioni odierne sono legate, però, più a interessi economici che alle esigenze alimentari della gente. Ciò ha provocato e provoca pesanti conseguenze anche su ambiente naturale e biodiversità, incidendo inoltre profondamente su abitudini alimentari e stili di vita.

“Il grano, e più in generale i cereali, permettono di toccare tutte le più importanti sfide della contemporaneità: la sostenibilità ambientale, l’equità alimentare per tutti, l’iper-sfruttamento del territorio, la perdita della biodiversità, il contrasto biologico, oppure genetico, agli infestanti – osserva il sindaco di Udine, Furio Honsell –. Ma il grano è anche il filo conduttore che ci permette di tracciare l’intera storia dell’umanità, che uscì dalla preistoria proprio con la nascita dell’agricoltura dei cereali e ci porta all’oggi a quelle terre del Vicino e Medio Oriente teatro di barbarie e guerra. Ringrazio l’assessore Federico Pirone e i conservatori dei musei per l’intelligenza e la puntualità con la quale organizzano queste attività di intrattenimento culturale su temi così decisivi, che coniugano un alto livello scientifico ad una forte presa culturale”.

La mostra, che analizza la storia dei cereali dal punto di vista botanico, di impatto sull’ambiente naturale ma anche sulla nostra cultura, fornirà degli spunti per riflettere su gestione del territorio, sulla sostenibilità dei nostri stili di vita e sui possibili scenari che un ritorno alle coltura tradizionali potrebbero aprire (in particolare per ciò che attiene agli agroecosistemi). Con questa mostra – sottolinea l’assessore alla Cultura, Federico Pirone –, il museo friulano di Storia Naturale, in collaborazione con il museo Etnografico, ci guida in un viaggio, lungo oltre diecimila anni, per comprendere quale tipo di sostenibilità avrà in futuro l’agricoltura, se l’uomo è già in grado di ricostruire un rapporto di convivenza con l’ambiente, se le spighe dei cereali possono tornare a nutrirci senza distruggere la biodiversità. Una risposta della città di Udine alle contraddizioni radicali poste dall’Expo”. L’esposizione, a cui saranno collegate numerose iniziative collaterali, incontri e laboratori, sarà visitabile a palazzo Giacomelli, con ingresso a pagamento, dal 27 maggio all’11 ottobre dal martedì alla domenica dalle 10.30 alle 19. Per ulteriori informazioni: museo friulano di Storia Naturale (tel. 0432 584711 – info.mfsn@comune.udine.it).