Martedì 17 alle 17.30 nel corso dell’esposizione visitabile a palazzo Giacomelli

“Il gelso e il baco da seta”,
se ne parla all’Etnografico

Conferenza sulla mostra che presenta le immagini del fotografo Albano Quaiattini
sul periodo in cui “In Friuli c’era la stagione del gelso e del baco”

Suggestivi scatti sulle ultime stagioni della bachicoltura in Friuli, un tempo importante fonte di reddito nelle case contadine. Ma anche tanti altre immagini legate al mondo della seribachicoltura in queste terre. Sono le foto di Albano Quaiattini, al quale il Museo Etnografico del Friulista dedicando in questi mesi un’esposizione intitolata “La fuea e i cavalîrs” visitabile fino al 30 agosto. Martedì 17 luglio, alle 17.30, è in programma un incontro di presentazione della mostra realizzata grazie alla disponibilità degli eredi e dell’Ecomuseo delle acque. A parlare de “Il gelso e il baco da seta” saranno Gianfranco Scialino, Luciano Modonutto e un rappresentante dell’Ecomuseo delle acque.

Con la sua fotografia, cui si è dedicato dagli anni Sessanta riprendendo una tradizione familiare, Albano Quaiattini è stato un silenzioso e appassionato indagatore del territorio. Il suo lavoro è cresciuto nel tempo, a mano a mano che l’osservazione del mondo e del paesaggio lo ha reso consapevole delle profonde e inarrestabili trasformazioni che andavano segnando il vivere sociale e il paesaggio agrario.

Tutte le fotografie in mostra, intercalate da numerosi scritti, costituiscono anche il soggetto e la documentazione del libro “Il gelso e il baco da seta” edito dall’Ecomuseo delle acque di Gemona, attraverso il quale si possono approfondire i diversi temi legati al mondo della seribachicoltura. Tra questi l’importanza della coltura del gelso, l’influenza sul disegno del paesaggio agrario, i tempi, i gesti e le tecniche dell’allevamento, il lavoro femminile, la memoria orale, l’importanza della bachicoltura nell’economia agricola friulana. Le istantanee a colori si riferiscono a un ventennio di reportage effettuato in molte località della pianura, della bassa friulana e della pedemontana.

Con la mostra del fotografo di Pasian di Prato il museo Etnografico di Udine si propone come uno spazio urbano in cui ripercorrere stagioni di un lavoro non estraneo alla città: le case coloniche della prima periferia conoscevano i tempi della bachicoltura e in via Grazzano a pochi passi del Museo era attiva una importante filanda cittadina. Le sale espositive al secondo piano offrono poi apparati per comprendere il lavoro di trasformazione della fibra per ottenere il preziosissimo filo impiegato nella manifattura dei drappi più preziosi ma anche, nei suoi scarti, nella lavorazione domestica e artigianale.

L’esposizione, come ricordato sarà aperta fino al 30 agosto secondo gli orari di apertura del museo Etnografico (dal martedì alla domenica dalle 10.30 alle 19). Per informazioni: museo Etnografico, palazzo Giacomelli in via Grazzano 1 (tel. 0432.271920 – email: museoetnografico@comune.udine.it – www.udinecultura.it).