Giovedì 7 novembre alle 18 l’inaugurazione

Il Friuli di Luigi Martinis in mostra
alla Casa della Confraternita

Una ventina di opere in mostra documentano l’intero percorso
professionale dell’artista attivo dalla seconda metà del ’900 ad oggi

Pittore di genuina vena poetica, Luigi Martinis è tra le personalità artistiche che meglio hanno saputo interpretare lo spirito della terra friulana in tutte le sue molteplici sfaccettature. A testimoniarlo una volta di più è la mostra personale dal titolo “Il Friuli di Luigi Martinis” che si inaugurerà giovedì 7 novembre alle 18 presso la Casa della Confraternita in Castello. La mostra, che rimarrà aperta al pubblico fino all’8 dicembre 2013 ed è stata curata da Silvia Bianco e Vania Gransinigh, raccoglierà una ventina di opere che documenteranno l’intero percorso professionale di Martinis, dai primi disegni a carboncino fino agli ultimi dipinti, dedicati al Friuli rurale e contadino che è sempre stato tra i soggetti prediletti dell’artista.

Attivo durante la seconda metà del Novecento fino ai giorni nostri, il pittore, originario di Savorgnano del Torre presso Povoletto dove tutt’ora vive, ha cominciato a dedicarsi alla pittura alla fine degli anni quaranta, traendo ispirazione dai volti dei familiari e dei conterranei, dai paesaggi del luogo natale, dai lavori campestri. Risale al 1951 il primo importante incarico per la chiesa parrocchiale di Ugovizza. Da allora svolge un’intensa attività nel campo dell’arte sacra, nelle chiese di Verona, Udine, Trieste, Venezia, Mestre, Reana, Subit di Attimis. In particolare nella parrocchiale di Savorgnano del Torre si conservano: l’Ultima Cena, la Crocifissione, la Resurrezione e le dodici stazioni della Via Crucis. Nella parrocchiale di Povoletto è collocata una grande pala raffigurante la Santissima Trinità. Sono composizioni di largo e solido impianto progettuale, ricche di movimento, d’impegno, di dialettale genuina emotività, di colori bassi, ferrigni, eppure squillanti, gli impasti elaborati, le tipologie ben caratterizzate

Martinis deve la sua inestinguibile passione per il pennello alle lezioni impartitegli da Darmo Brusini e alla frequentazione dello studio di Giovanni Napoleone Pellis che seppero instillargli l’amore per il vero e per una realtà rivisitata attraverso il filtro del cuore piuttosto che attraverso quello della ragione. Ad attrarre la sua amorevole attenzione sono soprattutto i dettagli di una natura incontaminata: paesaggi montani e agresti, punteggiati di casolari contadini rappresentano i temi che egli meglio seppe trattare sulla tela. Protagonisti della scena sono spesso i lavoratori della terra, impegnati nelle loro faccende quotidiane e stagionali o raccolti a sera attorno al fogolâr, simbolo di quel Friuli rurale che per buona parte del Novecento ha costituito il punto cardine di quella civiltà fondata sull’economia dei prodotti della terra e sul rapporto intimo e inscindibile degli uomini con la natura. La sensibilità dell’anima di artista permette a Martinis di cogliere gli aspetti più idilliaci e incantati di un mondo che sta scomparendo ma che è profondamente connaturato al suo personale modo di essere e alle cui sollecitazioni visive egli sa rispondere con tanto entusiasmo. Per queste ragioni la mostra si focalizzerà su questa specifica parte della pittura dell’artista rappresentandone al meglio lo spirito creativo Nel 1982 l’artista è stato incaricato dal Governo svizzero di eseguire a Berna il ritratto del Presidente della Confederazione Elvetica Luigi Generali, ora al Museo dei Presidenti a Lucerna. Martinis ha tenuto mostre personali a Udine, Trieste, Conegliano, Oderzo, Grado, Villaco (Austria).

L’esposizione, come ricordato, sarà aperta a ingresso libero fino all’8 dicembre dal venerdì alla domenica dalle 14 alle 17. Per informazioni: PuntoInforma 0432 414717