L’inaugurazione venerdì 13 settembre alle 18 a Casa Cavazzini
Per Friuli Doc apertura eccezionale venerdì 13 e sabato 14 fino alle 21

Giovanni Ellero e la storia coloniale
eritrea durante il fascismo

La video-opera dell’artista sudafricana Bridget Baker “The Remains of the Father
- Fragments of a Trilogy (Transhumance)” ispirata alla vita del funzionario friulano

Un video e un progetto, ispirato alla vita di Giovanni Ellero e a sua moglie Pia Maria Pezzoli, sulla storia coloniale in Eritrea durante il regime fascista. Verrà inaugurata venerdì 13 settembre alle 18 a Casa Cavazzini Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Udine, la video mostra “The Remains of the Father – Fragments of a Trilogy (Transhumance)”, un lavoro a cura di Elisa Del Prete che rappresenta la prima parte di una trilogia in cui l’artista intraprende un percorso di riflessione su un tema ancora scarsamente indagato dalla storiografia italiana. A presentare l’opera, visitabile al pubblico fino al 13 ottobre, sarà l’artista sudafricana Bridget Baker. In occasione di Friuli Doc, la più grande rassegna enogastronomica della regione in programma dal 12 al 15 settembre, inoltre, Casa Cavazzini aprirà le porte delle sue collezioni eccezionalmente fino alle 21 venerdì 13 e sabato 14.

Il lavoro esposto a Casa Cavazzini si ispira alla storia di Giovanni Ellero e della moglie Pia Maria Pezzoli, vissuti in Africa Orientale Italiana quando Ellero vi fu chiamato a ricoprire il ruolo di funzionario presso il Ministero dell’Africa Italiana tra il 1936 e il 1941. Di origini friulane, era nato a Tricesimo nel 1910, Ellero prestò servizio presso diverse Residenze e Commissariati. L’eccezionalità del lavoro che vi svolse risiede, accanto alla sua degna attività diplomatica, nella ricerca che, in modo autonomo e col supporto quotidiano della moglie, scelse di perseguire e documentare ogni giorno in loco a stretto contatto con le popolazioni locali. Consapevole che per meglio amministrare è necessario conoscere, si adoperò per apprendere il tigrino e l’amarico, studiò usanze, legislazioni, abitudini familiari, documentò spostamenti e geografie, raccolse sigilli, discendenze e proverbi. Questa intensa opera di ricerca e raccolta diviene oggi non solo importante materiale storico-etnografico per gli studiosi africanisti, ma fonte primaria per la nostra memoria coloniale. L’importante attività di Giovanni Battista Ellero era già stata ampiamente documentata nella mostra “Hic sunt leones”, organizzata dal Museo Friulano di Storia Naturale presso la ex Chiesa di San Francesco nel 2012. Bridget Baker ha scelto di recuperarne la storia per svelarne aspetti inediti.

L’opera è il risultato di un programma di residenza svolto da Bridget Baker a Bologna nel corso del 2012 su invito di Nosadella.due – Independent Residency for Public Art, durante il quale l’artista ha sviluppato un’indagine basata sulla esplorazione di archivi e biblioteche in Italia, e sull’incontro con numerosi interlocutori, tra i quali storici, esperti di cinema, psicologi, sociologi, architetti e esponenti di diverse comunità eritree italiane. Recuperando tracce depositate dalla storia ufficiale – dai cinema di propaganda alle corrispondenze ufficiali conservate negli archivi del Ministero degli Esteri – e frammenti di vicende private realmente vissute – ricavati da conversazioni, testi di letteratura di viaggio e diaristica – la visione raccolta da Baker è risultata assai eterogenea e discontinua: Tante voci senza nessuno che raccontasse la storia, una storia per intero (BB)…

Fortemente influenzata dalla sua vicenda biografica di sudafricana bianca cresciuta durante e dopo l’Apartheid, Bridget Baker indirizza la propria ricerca verso l’esplorazione delle dinamiche di potere e dominazione tra i popoli, inserendosi all’interno di quelle esperienze, sempre più numerose nella produzione artistica attuale, che si interrogano sulla legittimità dell’eredità storica e delle sue fonti ufficiali per metterne in discussione i codici di interpretazione.

Gli archivi personali Ellero e Pezzoli nella loro ricchezza composita di materiali che vanno da  corrispondenze epistolari, sigilli, mappe, quaderni autografi, dattiloscritti a disegni e fotografie, oggi conservati rispettivamente presso il Dipartimento di Discipline Storiche, Antropologiche e Geografiche dell’Università degli Studi di Bologna e la Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio, hanno ispirato all’artista l’idea di una narrazione visuale, in cui elementi fiction si mescolano a tracce di una storia reale dimenticata. Lasciando il pubblico nell’incertezza di un punto di vista che si pone al limite tra realtà e finzione, documento e interpretazione, il lavoro intende indirizzare lo sguardo dello spettatore sul ruolo dell’immaginazione nella percezione dei fatti.

Il film si svolge all’interno di una ricostruzione fittizia dell’ufficio di Giovanni Ellero mostrando la protagonista, una giovane ricercatrice eritrea, impegnata nel lavoro di traduzione dall’amarico al tigrino di un manoscritto inedito redatto da Ellero tra il 1939 e il 1940 dal titolo Contributo alla nascita dello stile coloniale. In esso emergono un’interpretazione critica del programma governativo di sviluppo urbanistico e architettonico nei territori coloniali e la proposta di un approccio non ideologico per la definizione di un linguaggio progettuale che nasca da un dialogo con la cultura edilizia autoctona. La metafora di un processo di traduzione culturale divenuto necessario, allora come oggi, diventa per Baker un pretesto per suggerire interrogativi sulle possibili conseguenze di un diverso corso della storia, quale quello prefigurato nei documenti del funzionario italiano…Che cosa sarebbe successo se gli appelli di Ellero per una diversa visione dell’architettura coloniale fossero stati presi in considerazione?

The Remains of the Father – Fragments of a Trilogy (Transhumance) è un progetto promosso da Nosadella.due – Independent Residency for Public Art in co-produzione con Official BB Project, realizzato con la collaborazione di Articolture per le fasi di produzione e post-produzione, e di MC A-Mario Cucinella Architects, associazione GArBo – giovani architetti Bologna e Delta-bo Project per la consulenza scenografica. Interamente girata a Bologna, grazie all’ausilio del Comune – Settore Servizi per l’Abitare e ACER, presso una delle residenze del complesso architettonico di epoca fascista “Villaggio Bandiera” l’opera è stata acquisita da MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna.

Ulteriori approfondimenti sull’attività e sulla vita di Giovanni Battista Ellero saranno affrontati attraverso un ciclo di incontri organizzati dal Museo Friulano di Storia Naturale di Udine presso Casa Cavazzini Museo di Arte Moderna e Contemporanea.

L’opera, come ricordato sarà visitabile fino al 13 ottobre negli orari di apertura del Museo (fino al 30 settembre dalle 10.30 alle 19; dal 1° ottobre dalle 10.30 alle 17 , venerdì e sabato dalle 10.30 alle 19.30). Giorno di chiusura il martedì. Per informazioni: Casa Cavazzini 0432 414772 o PuntoInforma 0432 414717.