Giovedì 6 marzo appuntamento a Udine alla Nico Pepe alle 18,30

Calendidonna, il ruolo delle attrici
nella Commedia dell’Arte

Quando il teatro aiuta l’emancipazione femminile:
un viaggio nella storia del teatro

Tra le iniziative proposte da Calendidonna 2014 vi è una lezione spettacolo dedicata alla “Donna nella Commedia dell’Arte” che terrà presso la Civica Accademia Nico Pepe di Udine (largo Ospedale vecchio 10/2) giovedì 6 marzo alle ore 18,30. Curata da Claudio de Maglio e Giuliano Bonanni che da anni alla Pepe conducono il corso di studi dedicato all’antica e nobile tradizione tutta italiana della Commedia dell’Arte,la lezione spettacolo fa perno su un episodio ancora poco conosciuto dell’emancipazione femminile, quello della possibilità per le donne di interpretare ruoli femminili e lavorare in pubblico, vero e proprio punto di svolta dopo secoli di divieti. In scena allieve e allievi del secondo anno di corso.

Un appuntamento è riservato alle scuole e si svolgerà sempre giovedì 6 marzo alle ore 11.

Nel mondo del teatro, prima della nascita della Commedia dell’Arte, i personaggi femminili erano unicamente interpretati da uomini travestiti da donne, a partire dal ‘500 grazie proprio al successo che andava acquisendo la Commedia dell’Arte nelle piazze, nelle corti e nelle sale che gli stessi attori affittavano per poi far pagare il biglietto agli spettatori, anche le donne vennero ammesse a interpretare veri e propri ruoli assumendo un rilievo che toccò alcune punte incredibili per l’epoca. La prima attrice donna ad esibirsi in spettacoli di Commedia dell’Arte di cui si ha notizia è tal Lucrezia da Siena.
Si trattava  probabilmente una cortigiana di alto livello, un personaggio di elevata cultura in grado di comporre versi e di suonare strumenti, esponente della categoria delle “meretrici oneste”, ossia delle “dame di compagnia” nell’accezione più nobile del termine le quali, con la crisi delle corti e soprattutto con l’azione moralizzatrice del Concilio di Trento, furono allontanate dal loro ambiente e costrette a trovare nuove forme di sostentamento.
Il nascente show business divenne un ambito congeniale per poter mettere a frutto il talento di donne all’epoca straordinariamente “emancipate”, destinate a divenire vere e proprie professioniste dello spettacolo.

Soltanto alla fine del XVI secolo le donne avrebbero preso posto a pieno titolo nelle compagnie teatrali ingaggiata da una compagnia che si proponeva di far commedie nel periodo di Carnevale.
La più famosa di tutte, la più amata e compianta attrice dell’epoca fu Isabella Andreini Canali (Padova 1562 – Lione 1604) alla cui straordinaria carriera molte cronache dell’epoca sono dedicate. Attrice, scrittrice e poetessa italiana,  ricordata da molti contemporanei per bellezza, fascino e  talento scenico, Isabella Andreini fu artista molto nota e significativa non solo in Italia ma nel panorama europeo, tranne che in Inghilterra dove le donne rimarranno escluse dal mondo del teatro dal 1642 al 1660 a causa di una legge puritana che impose la chiusura dei teatri.
Insieme al marito Francesco Andreini diede vita alla “Compagnia dei Comici Gelosi”, che nel 1589 fu invitata al matrimonio tra Ferdinando I de’ Medici e Cristina di Lorena, svoltosi a Firenze: la Compagnia rappresentò la sua “Pazzia d’Isabella”, e grande fu il successo della Andreini nella parte della protagonista. Agli spettacoli partecipavano sia ragazze, ad interpretare ruoli giovanili, che donne anziane nelle parti di vecchie, in molti casi recitando anche da dietro le quinte. Determinante per le ragazze giovani era essere provviste di qualità come bellezza, eleganza, doti artistiche e di una certa cultura.

In genere nei ruoli teatrali le donne erano in perenne contrasto con i personaggi “vecchi” che ne ostacolavano i desideri d’amore, ma sempre abili a risolvere le situazioni più intricate.
Le figure femminili della Commedia dell’Arte più conosciute e che ancora oggi vengono ricordate sono appunto Isabella nel ruolo dell’Innamorata (prima donna) e Colombina, nella quale si identifica la servetta astuta, nota anche per i suoi flirts con Arlecchino.
Ma grazie al recupero degli studi e delle ricerche sulla Commedia dell’Arte operato dai grandi maestri europei del XX secolo che volevano rinnovare il teatro del loro tempo, è cominciato un percorso tuttora vivo e fertile e che ha permesso, tra le altre innumerevoli novità negli studi e impostazioni, di dar vita a diverse figure femminili quali la Strega, la Ruffiana, la Cortigiana, la Balia fino ad arrivare a dare alle donne i ruoli che erano stati appannaggio degli uomini…

Per Informazioni e prenotazioniCivica Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe, Largo Ospedale Vecchio 10/2, 33100 Udine, tel. 0432-504340, accademiateatrale@nicopepe.it; www.nicopepe.it

 

Fonte: ufficio stampa Civica Accademia d’Arte Drammatica “Nico Pepe” di Udine