L’esposizione sarà a palazzo Giacomelli da sabato 7 luglio e fino al 30 agosto

Al Museo Etnografico
le fotografie di Quaiattini

Le immagini del fotografo di Pasian di Prato raccontano il periodo
in cui “In Friuli c’era la stagione del gelso e del baco”

Con la sua fotografia, cui si è dedicato dagli anni Sessanta riprendendo una tradizione familiare, Albano Quaiattini (1930- 2011) è stato un silenzioso e appassionato indagatore del territorio. Il suo lavoro è cresciuto nel tempo, a mano a mano che l’osservazione del mondo e del paesaggio lo ha reso consapevole delle profonde e inarrestabili trasformazioni che andavano segnando il vivere sociale e il paesaggio agrario.Ora il museo Etnografico del Friuli gli rende omaggio con l’esposizione “La fuea e i cavalîrs”, in programma da sabato 7 luglio e fino al 30 agosto.

La mostra, realizzata grazie alla disponibilità degli eredi e dell’Ecomuseo delle acque, propone alcune fotografie relative alle ultime stagioni della bachicoltura in Friuli, un tempo importante fonte di reddito nelle case contadine, in particolare per le donne che traevano guadagno dalla vendita della galletta, la galète, ed erano poi impiegate a vari livelli nelle diverse fasi di lavoro all’interno delle filande per la trattura della seta. L’esposizione, visitabile seguendo gli orari di apertura del museo Etnografico (dal martedì alla domenica dalle 10.30 alle 19), sarà presentata nel corso di un incontro in programma martedì 17 luglio alle 17.30 con la partecipazione di Gianfranco Scialino, Luciano Modonutto e dell’Ecomuseo delle acque.

Queste e altre fotografie, intercalate da numerosi scritti, costituiscono anche il soggetto e la documentazione del libro “Il gelso e il baco da seta” edito dall’Ecomuseo delle acque di Gemona, attraverso il quale si possono approfondire i diversi temi legati al mondo della seribachicoltura. Tra questi l’importanza della coltura del gelso, l’influenza sul disegno del paesaggio agrario, i tempi, i gesti e le tecniche dell’allevamento, il lavoro femminile, la memoria orale, l’importanza della bachicoltura nell’economia agricola friulana. Le istantanee a colori si riferiscono a un ventennio di reportage effettuato in molte località della pianura, della bassa friulana e della pedemontana.

Negli esterni il gelso è fotografato nelle diverse stagioni e periodi vegetativi, mentre all’interno delle case sono invece documentate le fasi di predisposizione dei letti (dopo la sfrondatura dei rami per procurare la foglia) in cui si succedono le mute fino alla chiusura in bozzolo e la sbozzolatura con la preliminare pulizia prima del viaggio verso l’essicatoio. Le immagini dedicano grande attenzione ai gesti del lavoro ma anche alla convivialità che in ogni generazione accompagnava le diverse fasi.

Con la mostra del fotografo di Pasian di Prato il museo Etnografico di Udine si propone come uno spazio urbano in cui ripercorrere stagioni di un lavoro non estraneo alla città: le case coloniche della prima periferia conoscevano i tempi della bachicoltura e in via Grazzano a pochi passi del Museo era attiva una importante filanda cittadina. Le sale espositive al secondo piano offrono poi apparati per comprendere il lavoro di trasformazione della fibra per ottenere il preziosissimo filo impiegato nella manifattura dei drappi più preziosi ma anche, nei suoi scarti, nella lavorazione domestica e artigianale. Per informazioni: museo Etnografico, palazzo Giacomelli in via Grazzano 1 (tel. 0432.271920 – email: museoetnografico@comune.udine.itwww.udinecultura.it).